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Macchine tessili sempre più green

Le tecnologie verdi nella filiera tessile, un valore aggiunto nei processi di innovazione sostenibile, il tema al centro della assemblea dei soci di giugno 2016.

Alla assemblea dei soci Acimit conferma il buon andamento del settore e punta sulla sostenibilità. Il 2015 si è confermato come un buon anno per l’industria meccano-tessile, settore decisamente orientato all’export, con oltre l’80% del fatturato. La Cina resta il mercato numero uno, mentre altri Paesi come il Bangladesh, India e il Vietnam, si stanno sviluppando rapidamente, mentre in Europa è la Germania il principale mercato per il settore. Buona anche la situazione con gli Stati Uniti, mentre si nota un certo calo del mercato in Turchia per cause esterne.

Altro dato positivo emerso dall’Assemblea è che le aziende tessili hanno incominciato a investire. Gli incentivi hanno dato una mano e un buon contributo è stato dato dall’Itma che si è svolta a Milano nel novembre 2015, che ha puntato su innovazione e sostenibilità. Ed è proprio su questo fronte che – come ha detto la presidente di Acimit, Raffaella Carabelli – si deve lavorare insieme.

Industria green

ACIMIT ha assegnato già 800 targhe verdi, un marchio importante che se nel passato ci sono state difficoltà nel farlo capire oggi molte aziende ne hanno preso coscienza.

Cosa si aspettano infatti gli imprenditori tessili dalle nuove tecnologie? Innanzi tutto la capacità di produrre in regime di risparmio energetico richiesto dall’81% delle aziende. Molto danno importanza anche alla versatilità delle macchine (65%) ai fini di una organizzazione del lavoro per rispondere alla tendenza di lotti ridotti e personalizzati.

Sul fronte della sostenibilità si dà importanza alla riduzione dei prodotti chimici di processo (61%) cui si affianca l’impegno per la sicurezza sul lavoro e la sostenibilità all’uomo.

Anche nel settore tessile si conferma la necessità di monitorare i processi e di una gestione veloce e ottimale dei dati, secondo le caratteristiche dell’industria 4.0.

Dalla tavola rotonda è emerso che la percezione riguardo a l’impatto ambientale delle aziende si può riassumere in:

  • miglioramento del contenuto di sostenibilità dei prodotti;
  • certificazioni ambientali LCA EPD;
  • investimenti tecnologici finalizzati a ridurre emissioni e consumi;
  • energie da fonti rinnovabili;
  • depurazione acque;
  • sottoscrizione campagna DETOX;
  • partecipazione ai progetti R&S finalizzati a soluzioni green;
  •  riduzione inquinamento acustico;
  • diminuzione degli animali coinvolti nei processi produttivi.

In più, 29 aziende su 31 sono consapevoli che l’obiettivo sia avere prodotti tessili sempre più sostenibili mediante eliminazione sostanze chimiche tossiche, adempimento agli obblighi delle normative e certificazioni; uso di fibre biologiche e di fibre etiche e da riciclo, prodotti riciclabili e biodegradabili, assenza di materie prime derivate da animali.

Le motivazioni che spingono a prodotti più green sono la necessità di differenziare la propria produzione dai concorrenti, adeguarsi alle richieste dei clienti e agli standard dei paesi verso i quali si esporta, produrre articoli coerenti con i propri valori etici e, non ultimo, cercare un miglioramento continuo.

Macchine tessili sempre più green

Interessanti anche alcune testimonianze di aziende presenti: «il primo obiettivo una decina di anni fa era garantire performance, ma negli ultimi anni il nostro percorso ha cambiato strategia e ha preso corpo un percorso complementare che porta sul mercato prodotti che escono marchiati ‘filo d’oro’ a garanzia di della sostenibilità del prodotto stesso.» «A livello di distretto il ‘centro tessile serico’ si sta facendo lo stesso percorso. Le criticità che si riscontrano è che per le materie coloranti non ci sono produttori in Italia quindi dobbiamo avvalerci delle garanzie che ci danno i nostri fornitori.»

Riguardo al distretto di Prato, che nel settore tessile conta oltre 7000 aziende e famoso per il riciclaggio delle fibre «Abbiamo fatto analisi delle acque e stiamo progettando la costruzione di una fognatura separata. Un anno e mezzo fa siamo entrati nel progetto DETOX.»

Il percorso riguarda circa 27 aziende rappresentative.

«Stiamo facendo analisi sui coloranti che dobbiamo importare dall’estero. La difficoltà maggiore è garantire quello che produciamo, perché a volte importiamo sostanze bandite e nocive. Oggi non si può più essere inconsapevoli di quello che si acquista.»

Molte sono le aziende che investono in ricerca e sviluppo mentre sono ancora poche quelle che investono nel marketing «I nostri clienti ci chiedono fibre sostenibili e la domanda che ci fanno è ‘quale certificazione avete’, ‘come viene prodotto e dove’. Quindi a livello di Brand si sta sempre più creando consapevolezza.»

In conclusione, Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione Symbola ha affermato che «In Italia si è diretti verso una culturizzazione della produzione. Le imprese italiane investono in tecnologie, e si collocano di una fascia sempre più alta, perché l’industria italiana punta sulla qualità. C’è tuttavia ancora un deficit nella comunicazione.»

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