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Tessuti e pelle dagli scarti

La bellezza è la moneta della natura. Non bisogna accumularla ma farla circolare. John Milton

Il recupero dello scarto diventa protagonista seguendo le logiche della produzione. È la grande rivoluzione dell’economia circolare.

Partiamo da “Reporting from the Front” la sala introduttiva della 15 ª Biennale Internazionale di Architettura: non mostra l’architettura bella e innovativa pubblicata nelle riviste, ma propone un punto di vista attento alle architetture povere delle periferie, fatte di materiali di recupero, di creatività che nasce dalla miseria.

Realizzata riutilizzando 100 tonnellate di materiale di scarto – 10.000 mq di cartongesso e 14 km di montanti metallici – provenienti dallo smantellamento dell’edizione 2015 della Biennale Arte, rappresenta la sintesi del futuro dell’architettura, secondo Aravena, e il primo tra i nuovi imperativi per l’architetto: no allo spreco.

Reporting from the Front

La sostenibilità è un imperativo, è una necessità per chi non ha mezzi, è uno strumento per la sopravvivenza. O, forse, è semplicemente buon senso, come sottolinea Transsolar, e si attua assecondando la natura anziché contrastarla; ma soprattutto – come spiega Michael Braungert – l’architettura sostenibile non deve solo apportare meno danni, ma portare più benefici.

Modello di business

Sul recupero dello scarto da riutilizzare a livello industriale molte imprese stanno costruendo il proprio modello di business.

Un esempio lo dà Hunter Douglas leader mondiale dei sistemi per tende tecniche di protezione solare, che ha sviluppato Sitex, un nuovo tessuto per sistemi di tende a rullo realizzato con bottiglie di plastica raccolte dalle zone costiere.

Bionic FLXQuesto nuovo tessuto utilizza il filato Bionic FLX della Bionic Yard lo stesso filato utilizzato dalla G star per la linea Row for option, un filato ecologico composto dalle plastiche recuperate negli oceani.

 

La nuova mission di molte aziende grandi o piccole che siano, è diventata quindi quella di accelerare il passaggio a una ‘economia circolare‘. Un altro esempio viene da Nike che ha già da parecchi anni ridisegnato il proprio sistema di produzione con il programma Reuse-a-Shoe in un “ciclo chiuso” (closing the loop) al 100% eliminando qualsiasi rifiuto e materiale di scarto. Partendo dal recupero di vecchie scarpe che vengono riportate in negozio, ottiene materiale riciclato chiamato Nike Grind.
Oltre a questo Nike rivende una parte di queste scarpe a chi le utilizza per produrre materiali di rivestimento per pavimenti di palestre e piste da corsa.

nike grind

‘Save the food’

Nel cibo e nella grande distribuzione c’è un esempio molto interessante a Copenaghen: uno speciale supermercato nato per vendere prodotti scaduti ma perfettamente commestibili ancora sicuri secondo i criteri sanitari. Si chiama Wefood e vende le eccedenze alimentari dei supermercati tradizionali con sconti dal 30 al 50%. Questo è possibile data la collaborazione di Wefood con la catena di supermercati Forex e con la collaborazione con produttori di frutta e verdura bio e con altre realtà danesi. Wefood contribuisce a ridurre le 700 mila tonnellate di cibo sprecato che la Danimarca produce ogni anno.

Tessuti e pelle da vegetali

Rimanendo in tema si sprechi alimentari, Orange Fiber fondata dalle due imprenditrici italiane Adriana Santanocito e Enrica Arena, grazie a un innovativo processo brevettato riesce a trasformare gli scarti delle arance in tessuti sostenibili di altissima qualità per la moda.

Orange Fiber

Un altro frutto dalle risorse inaspettate è l’ananas. Carmen Hijosa, designer spagnola, è la creatrice di Piñatex, un materiale ricavato dalle foglie della pianta di ananas da utilizzare per la produzione di pelle per diversi tipi di accessori come borse e scarpe. ll tessuto infatti può essere lavorato come qualsiasi altro: può essere colorato, stampato, e sottoposto a diversi tipi di finiture. Il settore della moda sembra essere particolarmente fertile per l’uso di scarti alimentari.

Piñatex

A Rotterdam infatti un gruppo di studenti, designer e ricercatori della Willem de Kooning Academie,  ha creato un innovativo materiale di origine vegetale con il recupero e la trasformazione di bucce di albicocche, mele e arance non più utilizzabili. Prendendo ad esempio il lavoro degli chef questi ricercatori hanno schiacciato e cucinato la frutta fino ad ottenere un composto che hanno chiamato Fruit leather altamente flessibile e quindi adatto alla produzione di diversi oggetti come borse e vestiti.

Per non dimenticare la carta prodotta da anni dalla italiana Favini, ottenuta da scarti di frutta, cereali, mandorle, nocciole e caffè.

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