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Come scegliere il POS e la sua importanza

Come scegliere il POS e la sua importanza

Come è noto, dal 2023 accettare pagamenti con carta è un obbligo di legge per esercenti e professionisti italiani. Nel 2026 le regole sono ancora più stringenti

Il collegamento obbligatorio tra terminale e registratore telematico è la novità del 2016. La scelta del POS, tra commissioni, canoni e criteri, può fare davvero la differenza.

Davanti a un’offerta di mercato sempre più frammentata tra canoni fissi, percentuali per transazione e dispositivi di ogni tipo, scegliere il terminale POS giusto rimane una delle decisioni più sottovalutate nella gestione di un’attività commerciale. 

Vediamo di capire come funzionano davvero i costi, quali criteri contano e quali agevolazioni fiscali esistono può fare la differenza tra un POS che pesa sul margine e uno che lavora a tuo favore.

POS a canone fisso o a commissioni

Quale modello? La prima scelta da fare, ancora prima di guardare le specifiche tecniche di un terminale, riguarda il modello di costo del POS: canone mensile fisso oppure commissione percentuale su ogni transazione.

POS a canone fisso prevedono un pagamento mensile che generalmente si aggira tra i 17 e i 30 euro, comprensivo del noleggio del dispositivo dato in comodato d’uso. In questo modello le commissioni per transazione sono assenti o molto ridotte, il che lo rende conveniente per chi ha un volume di transato elevato e costante nel corso dell’anno.


Al contrario, i POS a commissione non prevedono spese mensili ricorrenti: l’esercente acquista il dispositivo una tantum e paga una percentuale su ogni pagamento ricevuto. Sul mercato le commissioni oscillano in genere tra l’1% e il 2% del valore della transazione, con variabili che dipendono dal tipo di carta usata dal cliente, dal circuito di pagamento e dallo scontrino medio dell’attività.

Un dato utile

Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, il costo effettivo delle commissioni varia da meno dello 0,9% per un negozio con scontrino medio di cinque euro fino a oltre l’1,20% nelle attività senza microtransazioni.

La regola pratica è semplice: se elabori molti pagamenti ogni mese, il canone fisso ti permette di contenere l’incidenza percentuale dei costi. Se invece la tua attività ha flussi irregolari o stai ancora avviando il business, pagare solo quando incassi è la scelta più razionale.

Quanto costa davvero un POS

Vediamo le voci di spesa da non sottovalutare.

Fermarsi al confronto tra canone e commissioni non è sufficiente per avere il quadro completo. 
Il costo totale di un POS si costruisce sommando più voci che, prese singolarmente, possono sembrare marginali ma incidono in modo significativo nel lungo periodo.

Le voci di spesa da considerare sono: il costo di acquisto o noleggio del terminale, l’eventuale spesa di attivazione (in alcuni casi è prevista un’imposta di bollo da 16 euro), il canone mensile, le commissioni sulle singole transazioni, i costi di connettività (SIM o Wi-Fi), e il canone per l’assistenza tecnica.

Trasparenza contrattuale

Un elemento spesso trascurato è la trasparenza contrattuale: gli operatori tradizionali, in particolare le banche, tendono a indicare nei contratti una forbice di commissioni piuttosto che un valore fisso. Il costo reale dipende dalla trattativa, dalla dimensione dell’esercente e dal rapporto complessivo con l’istituto, variabili che non vengono sempre esplicitate in fase di offerta.

Sul fronte delle tipologie di terminale, il mercato offre oggi soluzioni molto diverse: POS fisso da banco, POS cordless per chi si muove all’interno del locale, Mobile POS collegato via Bluetooth allo smartphone, e Soft POS che trasforma direttamente il telefono in terminale tramite app, senza hardware aggiuntivo. La scelta del tipo di dispositivo non è solo estetica: influisce sulla connettività necessaria, sulla compatibilità con la cassa e sul comfort operativo del personale.

Un’attività con clientela internazionale, per esempio un negozio in zona turistica, dovrà assicurarsi che il terminale accetti i principali circuiti di pagamento internazionali come Visa e Mastercard, oltre a PagoBancomat e Maestro. Chi lavora fuori sede o in trasferta, invece, troverà nel Mobile POS o nel Soft POS la soluzione più flessibile e leggera da gestire.

Il credito d’imposta sulle commissioni POS

C’è un aspetto del costo del POS che molti esercenti ancora sottovalutano: parte di quanto paghi in commissioni può essere recuperato fiscalmente.

Il credito d’imposta sulle commissioni POS, introdotto dall’art. 22 del D.L. n. 124/2019, è rimasto pienamente operativo nel 2026. Consente di recuperare il 30% delle commissioni pagate sui pagamenti elettronici effettuati da consumatori finali (transazioni B2C), mediante carte di credito, debito, prepagate e altri strumenti tracciabili.

L’agevolazione è riservata a imprenditori e lavoratori autonomi con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nell’anno d’imposta precedente (quindi, per il 2026, si considerano i dati del 2025). Il credito maturato si utilizza esclusivamente in compensazione tramite modello F24, con il codice tributo 6916, a partire dal mese successivo a quello in cui le commissioni sono state sostenute. Non concorre alla formazione del reddito imponibile e non rileva ai fini IRAP: è, in sostanza, un risparmio netto.

Novità 2026

Sul fronte normativo, la novità più rilevante del 2026 riguarda il collegamento obbligatorio tra POS e registratore telematico, introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 e operativo tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate dal 5 marzo 2026. L’obiettivo è rafforzare la tracciabilità degli incassi e contrastare l’evasione: ogni transazione elettronica viene così associata automaticamente al corrispettivo trasmesso al fisco.

Questo obbligo non riguarda solo la conformità normativa, ma influisce anche sulla scelta del terminale: è fondamentale verificare che il POS selezionato sia compatibile con il proprio registratore telematico e che gli aggiornamenti software necessari siano inclusi nel contratto di fornitura o di noleggio.

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