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Among-all: il tessile come sistema vivente

Among-all: il tessile come sistema vivente

Patricia Urquiola a Heimtextil 2026 trasforma l’intelligenza artificiale, i materiali e lo spazio in una conversazione aperta tra progetto, corpo e tecnologia.

A Heimtextil 2026 Patricia Urquiola presenta among-all, un’installazione che mette in discussione l’idea stessa di spazio espositivo. Non è un oggetto da osservare, né una scenografia da attraversare passivamente, ma un ambiente relazionale, attivato dalla presenza delle persone e capace di trasformarsi in tempo reale.

Among-all è il secondo capitolo di una ricerca avviata con among-us nella precedente edizione di Heimtextil. Se il primo progetto rifletteva sul concetto di “noi”, oggi lo sguardo si amplia verso una dimensione più complessa e stratificata.
«Lo scorso anno lavoravamo sull’idea di “noi”. Oggi il discorso si allarga: non c’è più un centro, ma diversi livelli di prossimità, di relazione, di complessità», spiega Urquiola.

Dal percorso al paesaggio

Rispetto alla struttura più lineare di among-us, among-all assume la forma di un paesaggio aperto. Lo spazio non è gerarchico, non impone una direzione né un punto di vista privilegiato. Ci si può avvicinare o allontanare, sostare o attraversare, tornando più volte sugli stessi elementi. È un ambiente che accetta l’ambiguità e la pluralità delle esperienze.

Il tessile diventa il vero dispositivo progettuale. Non è superficie decorativa, ma infrastruttura sensibile che costruisce lo spazio, ne definisce densità e ritmo, e media il rapporto tra corpo e ambiente.
«I tessuti diventano un’interfaccia tra persone, materiali e macchine», afferma la designer, sottolineando come texture, struttura e comportamento siano inseparabili.

L’intelligenza artificiale come conversazione

In among-all l’intelligenza artificiale non è un elemento spettacolare fine a sé stesso. È uno strumento di relazione. I movimenti dei visitatori vengono rilevati da sensori, trasformati in dati e restituiti allo spazio sotto forma di variazioni visive e spaziali. L’ambiente ascolta, reagisce, si modifica.

«Non mi interessa l’AI come qualcosa che sostituisce il progetto, ma come una conversazione», precisa Urquiola. «Qualcosa che guarda le cose da un altro punto di vista e ti costringe a ripensarle.»

La grande parete LED che trasforma i visitatori in figure ibride — sospese tra corpo e tecnologia — rende evidente questa logica: l’esperienza non è mai neutra, ma sempre co-costruita.

Materiali, ciclo di vita e imperfezione

Al centro dell’installazione c’è una ricerca approfondita sui materiali e sulla loro trasformazione. ECONYL®, Ohoskin, cimose tessili e residui di produzione diventano parte di un racconto che integra sostenibilità e innovazione senza retorica.

«Il progetto nasce sempre dall’esplorazione dei materiali», sottolinea Urquiola. «Il loro ciclo di vita deve entrare nel design fin dall’inizio, non essere un’aggiunta successiva.»

Anche la tecnologia produttiva segue questa logica. Il portale d’ingresso, stampato in 3D con una piattaforma robotica, non ricerca la perfezione industriale. Al contrario, Urquiola racconta di aver chiesto alle macchine di accettare l’errore.
«Abbiamo chiesto ai robot di non essere troppo precisi. Anche la tecnologia deve accettare la variazione, l’imprevisto.»

Un progetto collettivo

Among-all è il risultato di un lavoro corale che coinvolge studio, aziende, programmatori, produttori di materiali e tecnologie. Il progetto nasce da un dialogo continuo, fatto di test, confronti e aggiustamenti.

«Questo non è un progetto individuale», afferma Urquiola. «È il risultato di una conversazione continua tra persone, competenze e aziende che sanno dialogare.»

Oltre l’idea di esposizione

Urquiola rifiuta l’idea di among-all come semplice installazione o mostra. È piuttosto uno spazio temporaneo da abitare, un dispositivo che mette in crisi il formato espositivo tradizionale.
«Questo spazio ascolta e risponde. Le persone non lo attraversano soltanto: lo attivano.»

A Heimtextil 2026among-all si presenta così come una riflessione aperta sul futuro del design: non più oggetti isolati, ma sistemi sensibili, relazionali e in continua trasformazione. Un progetto che non parla di qualcosa, ma parla conqualcuno.

E forse è proprio questo il senso più profondo del titolo: non per tutti, ma tra tutti.

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