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I materiali che cambieranno la moda

I materiali che cambieranno la moda

Nanocellulosa, fibre vegetali, materiali da micelio, biopolimeri e riciclati: la ricerca sta spostando il confine tra tessuto, superficie e tecnologia.

La prossima rivoluzione della moda potrebbe non partire dalle passerelle, ma dai laboratori dove si progettano i materiali.

È una trasformazione già in corso e Milano, durante la Fashion Week di settembre, ne offre una fotografia particolarmente interessante con S|STYLE 2026 – Wardrobe Edition, il progetto ideato da Giorgia Cantarini in collaborazione con il Kering Material Innovation Lab. Dieci designer internazionali sono stati invitati a ripensare il guardaroba contemporaneo partendo anche dai materiali e dalle loro possibilità espressive.

Non si tratta semplicemente di sostituire un materiale tradizionale con uno considerato più sostenibile. La ricerca sta mettendo in discussione la stessa definizione di pelle, tessuto e superficie.

Tra i materiali messi a disposizione dei designer compaiono fibre biotech, materiali bio-based e riciclati, soluzioni ottenute attraverso processi di fermentazione, micelio, proteine e cellulosa, oltre a fibre legate a pratiche agricole rigenerative.

Dalla cellulosa alla superficie

Uno degli esempi più interessanti è Lunaform di Gozen, un materiale bio-based in nanocellulosa prodotto attraverso la fermentazione controllata di microrganismi. La cellulosa vegetale viene utilizzata anche da Sparxell per creare pigmenti iridescenti.

Il risultato è interessante soprattutto per un motivo: la materia non viene più considerata soltanto in funzione delle sue prestazioni tecniche. Diventa parte del linguaggio estetico del prodotto.

Altri designer lavorano invece con materiali destinati alla stampa 3D e all’estrusione, come BioCir®flex3D di Balena, realizzato a base di fibre vegetali. Giuseppe Buccinnà utilizza Planeta di Pasubio, un materiale ibrido che combina poliammide riciclata da pneumatici fuori uso, proteine naturali e biopolimeri.

Sono sperimentazioni ancora molto diverse tra loro, ma indicano una direzione comune: la ricerca sui materiali sta diventando parte del processo creativo, non una fase successiva alla progettazione.

Oltre la pelle

Uno dei territori più interessanti è quello dei materiali alternativi alla pelle destinati a borse, scarpe e accessori.

Qui il cambiamento è particolarmente evidente perché non basta ottenere un materiale di origine diversa. Deve possedere caratteristiche sensoriali, tattili e visive capaci di confrontarsi con materiali consolidati.

Nella ricerca entrano quindi texture, mano, resistenza, elasticità, capacità di essere lavorati, colorati e rifiniti.

La domanda non è più soltanto: “Di cosa è fatto?
Diventa: “Che cosa posso progettare con questo materiale?

È un cambiamento importante anche per il designer. Con materiali tradizionali il progetto parte spesso da una materia conosciuta; con i nuovi materiali, invece, è la materia stessa a suggerire nuove forme, tecniche e applicazioni.

Il materiale come progetto

È forse questo l’aspetto più interessante della nuova ricerca.

La sostenibilità non coincide necessariamente con l’introduzione di un materiale “verde”. Un materiale innovativo deve essere valutato considerando origine, processo produttivo, durata, prestazioni, possibilità di trasformazione e fine vita. E soprattutto deve riuscire a entrare nella filiera.

Per questo il lavoro di laboratori come il Kering Material Innovation Lab è significativo: mette in relazione la ricerca sui materiali con designer e aziende, cercando di portare l’innovazione dal laboratorio al prodotto.

La moda del futuro potrebbe quindi essere meno legata alla ricerca di un materiale universale e più interessata a una pluralità di materiali progettati per funzioni, usi e cicli di vita differenti.

Dalla fibra alla superficie, dal tessuto alla struttura: il confine tra moda, tecnologia e scienza dei materiali diventa sempre più sottile.

E forse è proprio qui che si giocherà una parte importante del futuro del tessile.

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