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Quando lo scarto tessile diventa materia prima

Quando lo scarto tessile diventa materia prima

Da San Miniato arriva un caso italiano di ricerca applicata: trasformare anche gli scarti tessili misti in materiali utilizzabili dall’industria.

Il riciclo tessile ha un problema molto concreto: i tessuti non sono tutti uguali.

Un capo può contenere fibre diverse, filati misti, finissaggi, rivestimenti e componenti che rendono complesso recuperare nuovamente le singole fibre.

Proprio su questo problema lavora CDC Studio, realtà con sede a San Miniato, nel Pisano, che sviluppa tecnologie per trasformare scarti tessili e materiali difettati in nuove materie prime. L’attività è stata raccontata recentemente anche da EIT Manufacturing South.

MIKTÒS: quando il tessile assume un’altra forma

Una delle tecnologie sviluppate da CDC Studio è MIKTÒS.

Il processo lavora gli scarti tessili meccanicamente fino a trasformarli in un polimero estruibile. Secondo l’azienda, il materiale può essere ottenuto anche da abiti dismessi e tessili misti e può essere utilizzato in diversi ambiti, dall’arredamento alle calzature, dal fashion all’automotive e all’edilizia.

La caratteristica interessante non è quindi soltanto il recupero dello scarto. È il cambio di categoria della materia.

Un materiale che nasce come tessuto può diventare un materiale utilizzabile attraverso processi normalmente associati ai polimeri. È un passaggio che apre una domanda importante: il futuro del riciclo sarà sempre necessariamente un nuovo tessuto?

Non sempre.

Dal tessile alla materia seconda

Se uno scarto composto da fibre diverse non può essere facilmente riportato allo stato di fibra, una possibile strada è trasformarlo in un’altra materia prima.

Questo permette di uscire dalla logica secondo cui il riciclo deve necessariamente riprodurre esattamente il materiale di partenza.
È una distinzione importante.
Riciclare non significa sempre fare “lo stesso prodotto con lo stesso materiale”. Può significare progettare una nuova destinazione mantenendo nella filiera una materia che altrimenti verrebbe persa.

Anche i difetti possono diventare risorsa

CDC Studio lavora anche su un’altra fase problematica della filiera: rimanenze, prodotti difettati e tessuti che non possono essere commercializzati.

Con CŌĒO, l’azienda ha sviluppato un coating realizzato con plastica riciclata proveniente da imballaggi a fine vita, utilizzabile su tessuti e pellami. Il trattamento permette di modificare la superficie e recuperare materiali che presentano difetti o problemi estetici.

Anche qui il concetto interessante è quello della trasformazione. Non necessariamente eliminare il difetto. Cambiare il modo in cui quel difetto viene letto e utilizzato.

Una tecnologia interessante perché parla alla manifattura

Il punto di interesse per il settore tessile non è quindi soltanto ambientale.
È industriale. Se un nuovo materiale può essere lavorato con tecnologie già disponibili, la sua introduzione nella filiera può diventare più semplice.

Secondo una descrizione del progetto pubblicata da Startup Marathon, MIKTÒS è stato sviluppato come materiale compatibile con processi produttivi esistenti e destinato a diverse applicazioni manifatturiere.

È proprio questa la direzione che sarà interessante osservare nei prossimi anni: non soltanto quante tonnellate di tessile riusciamo a recuperare, ma quali nuovi materiali possiamo ottenere e in quali processi industriali possiamo inserirli.

Perché il vero salto di qualità del riciclo potrebbe avvenire quando lo scarto smetterà di essere considerato soltanto un problema da gestire.

E inizierà a essere trattato come una materia prima con una propria progettualità.

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